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20 novembre 2020 - La voce dei soci - Intervista a Luigi


Continuiamo la nostra rubrica “La voce dei soci” presentandovi l’intervista dedicata a un membro del nostro staff. Luigi è un accompagnatore turistico giovane e appassionato che si dedica principalmente alla creazione di itinerari e all’accompagnamento dei nostri soci durante i viaggi. Abbiamo voluto dare la parola a lui per farci spiegare i passaggi necessari alla creazione di un viaggio accessibile e soprattutto per farci comprendere meglio il valore aggiunto di un’esperienza del genere.

Ciao Luigi! Puoi raccontarci un po’ di te e di cosa ti occupi per La Girobussola?

Luigi: Ciao, io sono Luigi e sono nato e cresciuto a Bologna. Ho vissuto però molto tempo all’estero dove ho fatto una serie di lavori che, in qualche modo, mi hanno aiutato ad affinare delle abilità che già avevo: parlare le lingue straniere, fare da guida, occuparmi del Servizio Clienti, insegnare…Non mi sono fatto mancare nulla! Da lontano ho sempre guardato il lavoro di Marta (Giacomoni, fondatrice, ndr) e tornato a Bologna, dovendomi reinventare per l’ennesima volta, ho trovato nelle attività de La Girobussola una sorta di lavoro totale, che riuscisse a farmi esprimere appieno tutte queste capacità e passioni che avevo acquisito nel corso del tempo. Dalla logistica, al parlare le lingue, dalla narrazione, all’assistenza alle persone… tutto mi è stato utile. Io e Marta ci conosciamo da quando siamo ragazzini, e appunto vedevo nel suo lavoro con l’associazione un progetto ammirevole. Mi ci sono avvicinato un po’ per gioco, chiedendole se avessero bisogno di un traduttore per un loro viaggio in Portogallo. Lei mi rispose di no ma che in realtà c’erano un sacco di altre cose da fare, e così pian piano sono entrato a far parte del team. All’inizio, essendo una piccola ONLUS, nessuno di noi aveva un ruolo ben definito: facevamo tutti un po’ di tutto. Quindi in questi anni mi sono occupato di tantissime attività: dalla compilazione del sito, alla scrittura di newsletter, dalla raccolta di informazioni su enti turistici italiani ed esteri o di assistenza ai non vedenti, fino alla creazione, organizzazione ed esecuzione di itinerari. Quest’ultima è adesso la mia attività principale, quella che mi occupa più tempo. Purtroppo, con la condizione sanitaria attuale ci troviamo fermi da questo punto vista e stiamo puntando di più sulla formazione. Però, per me, l’accompagnamento durante gli itinerari rimarrà sempre l’attività vocazionale per eccellenza!

G: Qual è l’ultimo viaggio che hai curato?

L: L’ultimo itinerario che ho curato è stato quello a Genova. È stato un itinerario davvero molto bello, salvato in extremis perché doveva partire inizialmente in primavera, ma poi a causa del Covid, è stato giustamente rimandato. È partito poi ad ottobre con due viaggiatori. Ma le disavventure non sembravano finire lì purtroppo… Il viaggio rischiava comunque di nascere sotto una cattiva stella, diciamo: era stata diramata un’allerta meteo. Fortunatamente, il maltempo ha risparmiato la città e complice anche il fatto che i nostri viaggi siano sempre abbastanza flessibili - perché pensati per adeguarsi alle esigenze individuali del viaggiatore e alle circostanze particolari - siamo riusciti a svolgere il programma e fare una bella vacanza! Il viaggio è stato interessante soprattutto grazie all’incontro con altre realtà associative, l’itinerario nasce infatti da diverse liaisons. Con la Libera Collina di Castello, che non è propriamente un’associazione ma è un collettivo che gestisce uno spazio storico occupato: sono educatori, architetti e ingegneri che si prodigano per ridare vita alla zona della collina di Castello, un’area abbandonata del centro storico di Genova e sventrata dai bombardamenti, che ha rivelato un patrimonio archeologico notevole (visto che era il primo insediamento della città medievale). Abbiamo poi collaborato con l’associazione Code War: anch’essa cerca di ridare vita a uno spazio semi-abbandonato, l’ex Ospedale Psichiatrico di Quarto, in cui tanto l’ASL quanto gli utenti vengono coinvolti nei festival musicali e artistici organizzati dall’associazione. Qui abbiamo potuto fare una visita guidata di questa realtà molto affascinante, non solo dal punto di vista sociale e artistico anche dal punto di vista architettonico. C’è stata pure l’associazione di volontari di Santa Maria di Castello, che ci ha permesso di fare una visita tattile interessantissima ai marmi della chiesa, creazioni di scuola genovese del Quattrocento. Ciliegina sulla torta, l’incontro con Lidia Schichter, una guida turistica genovese che avevo già avuto il piacere di conoscere, e che ci ha fatto esplorare il Museo del Mare e la Villa Durazzo Pallavicini. Lidia ci ha condotti attraverso delle visite sensoriali estremamente curate e realizzate con tanta passione. Lei stessa, in collaborazione con l’UICI e l’Istituto Chiossone di Genova, ha curato molte attività e supporti per non vedenti: le mappe tattili al Porto Antico e a Castelletto, ad esempio, con dei bellissimi panorami della città.

Le collaborazioni con altre associazioni in sostanza sono la nostra vocazione: tendiamo a sviluppare itinerari in territori che conosciamo bene o dove possiamo fare affidamento su una solida rete di contatti, in modo che chi viaggia con noi possa scoprire i luoghi dal punto di vista di chi li abita e ci vive realmente. In un’ottica, dunque, di turismo responsabile: ci coordiniamo con le realtà locali sia per i viaggi in Italia sia per quelli che facciamo all’estero. L’idea è quella di andare in un posto e comprenderlo, non trattarlo come un oggetto di consumo.

G: Come mai hai scelto Genova?

L: Ho sempre desiderato fare un itinerario a Genova perché è una città di cui sono sempre stato follemente innamorato. L’ho visitata diverse volte negli ultimi anni, anche per incontri un po’ casuali, ed è un luogo in cui ho sviluppato diversi contatti, che poi si sono rivelati utili nel progettare il nuovo itinerario.

G: Quali sono i passaggi da compiere prima di proporre un nuovo itinerario ai soci?

L: La progettazione, come accennato già prima, nasce innanzitutto da un rapporto precedente con il luogo e dalla sua conoscenza profonda, anche delle persone che operano in quel territorio. La prima cosa da fare sicuramente è una cernita delle attività da svolgere e già predisposte in termini di accessibilità culturale. Questo può essere ovviamente più facile in una città come Berlino - che è stata nostra meta di viaggio e anche il primo itinerario che ho curato per La Girobussola - in cui le opportunità, i percorsi tattili e le iniziative accessibili sono tante. Invece la stessa operazione di ricerca può rivelarsi una sfida più creativa a Chiapas, per esempio, dove le iniziative preesistenti non erano numerose e Marta – in collaborazione con l’associazione The Labyrinth – aveva quindi individuato una serie di attività escursionistiche e laboratoriali (ad esempio artigianato e cucina) per permettere comunque la partecipazione attiva dei viaggiatori e la conoscenza del luogo da un punto di vista esperienziale e non solo nozionistico. C’è quindi una componente importante di creatività: non si può restringere l’itinerario alle sole attività specifiche per non vedenti, è importante trovare in ogni posto che si visita un taglio d’interesse, un dettaglio che sia narrativo, spaziale o sensoriale che permetta di restituire un po’ la complessità di ciò che si sta visitando, anche quando si tratta di attività convenzionali (la visita a un monumento famoso, una passeggiata per il centro cittadino…). Mi ricordo per esempio di quando siamo stati a Parigi, sulla Tour Eiffel, era un giorno particolarmente ventoso: una caratteristica molto particolare del fatto che ci si trovi a più di 300 metri di altezza, su una struttura di metallo leggero, è che - stando molto attenti - all’ultimo piano si sentiva leggermente oscillare la torre. Questo, oltre ad essere un evento interessante da far notare, può sicuramente rendere meglio l’idea che il viaggiatore può avere dello spazio in cui si trova. C’è bisogno quindi di un equilibrio tra le attività: abbiamo cura di mettere ogni volta che è possibile qualche esperienza laboratoriale, in cui si può creare qualcosa con le mani o il corpo, e di alternarla a parti più storiche e narrative. Infine, c’è tutta la parte logistica, legata poi alla creazione del budget: trasporti, biglietti, visite guidate, ingressi ai musei.

G: A che aspetto dai più importanza quando organizzi un viaggio per non vedenti?

L: Il discorso di collaborazione con le realtà locali, con altre associazioni e guide del posto, è importante non solo per quanto detto prima riguardo al turismo responsabile, ma anche per il bisogno di spezzare la monotonia. L’avere una sola guida, ossia il proprio accompagnatore, essendo questi dei viaggi con una componente narrativa e descrittiva molto forte, può essere “noioso” per la persona che si sta accompagnando: il conoscere tante persone, quindi, aiuta ad avere una pluralità di stimoli che sarebbe difficile ottenere in altro modo, oltre a permettere di entrare in contatto con punti di vista ed esperienze differenti. Inoltre, una funzione molto importante, a mio parere, dell’associazione è quella di mettere in contatto le opportunità di accessibilità con l’utenza a cui queste sono rivolte: ultimamente, infatti, assistiamo a un maggiore interesse da parte delle istituzioni pubbliche verso le tematiche dell’accessibilità culturale per non vedenti o ipovedenti, ma ciò non corrisponde necessariamente a un’effettiva accessibilità fisica di questi luoghi alle persone con disabilità visive. La Girobussola, come altre associazioni che svolgono un lavoro simile, ha una funzione di raccordo tra eccellenze e realtà accessibili e il loro pubblico. Spesso queste attività sono atomizzate, isolate nel territorio, sono magari musei lontani in cui si sono destinati dei fondi per la creazione di un percorso tattile ma poi non hanno nessuno che li visiti. Ciò rischia di creare la percezione sbagliata che destinare fondi ad iniziative del genere sia inutile. Il fatto che noi facciamo conoscere queste strutture accessibili e vi accompagniamo i visitatori “target”, che non sempre da soli avrebbero la possibilità di andarci, rende davvero utili questi progetti e soprattutto realmente fruibili da tutti. Far conoscere, mettere in relazione e raccordare tutte queste esperienze presenti sul territorio con un’utenza è dunque fondamentale.

G: Cosa ti dà maggiore soddisfazione nel tuo lavoro?

L: Durante la preparazione del viaggio sicuramente il senso di scoperta, perché imparo sempre tantissime cose anche io. E poi dare un ordine, una narrazione, a una serie di esperienze che fra di loro sono sconnesse. È un entusiasmo però precoce, che viene poi surclassato da quello che sorge quando l’itinerario è confermato e quindi partirà. In seguito, quando si passa al momento del viaggio vero e proprio, ciò che mi rende davvero felice è la sensazione di essere stato utile, non solo per uno scopo puramente funzionale (comunque importante e dignitoso, ad esempio accompagnare qualcuno a compiere delle attività quotidiane come fare la spesa), ma utile per le capacità intrinseche che metto a disposizione, per essere riuscito a trasmettere una passione per la cultura, la storia e la natura. Il sapere di essere stato in grado di condividere con qualcuno in maniera significativa e profonda una curiosità, in maniera non scontata e non comune, è la mia più grande soddisfazione. In sostanza, mi piace vedere i viaggiatori contenti. Ma un’altra cosa a cui non posso assolutamente rinunciare del mio lavoro è quella di imparare nuovi modi per approcciarmi alle cose: da quando faccio questo lavoro sto imparando tanto, dai viaggiatori, dalle loro esperienze individuali, dagli altri progetti di accessibilità. Io credo poi che nei viaggi, soprattutto in quelli lunghi, si sviluppi una sorta di co-abilità: si trovano delle soluzioni originali e specifiche ai problemi che si incontrano nell’affrontare l’esperienza. In più, io ormai non riesco più ad avere un’esperienza estetica completa di un’opera tridimensionale o di una scultura senza toccarla. Tutto ciò per dire che lavorare in quest’ambito, affrontandolo con la giusta umiltà, permette di imparare tanto dalle persone con cui si viaggia: non sono solo io che sto portando loro un sapere e un aiuto, sono anche loro che mi stanno dando tanto nel conoscere il mondo diversamente. Per questo prima ho parlato di umiltà: bisogna essere predisposti all’ascolto, al cambiamento, anche perché si crea per forza di cose un contatto emotivo con chi accompagni. La predisposizione alla crescita fa parte integrante di questo lavoro ed è una delle cose che mi rende più fiero.


9 novembre 2020 - La voce dei soci - Intervista a Elisabetta


In questo momento storico particolare, dove siamo tutti tenuti a mettere obbligatoriamente in pausa le nostre vite frenetiche, abbiamo pensato di dedicare un po’ di tempo a raccontarci. Raccontare il lato umano dell’associazione: le persone che ne fanno parte. Per questo motivo lanciamo una piccola rubrica, “La voce dei soci”, per dare spazio ai soci e alle socie che si affidano a noi per curare i propri viaggi, ma anche alle persone che lavorano assiduamente per realizzarli e ai collaboratori esterni che rappresentano un supporto importante alla nostra attività. La prima intervista di questa nuova rubrica vede come protagonista Elisabetta, una nostra socia amante dei viaggi e con uno spirito decisamente avventuroso!

Girobussola: Elisabetta, grazie per aver accettato di partecipare a quest’intervista. Vuoi presentarti ai lettori del sito?

Elisabetta: Sono una signora di Bologna non vedente, quasi completamente cieca da un anno circa. Ovviamente la mia vita è cambiata moltissimo: purtroppo non ho potuto più lavorare e in un primo momento ho dovuto rinunciare a molti dei miei hobby. Essendo stata prima ipovedente (inizialmente avevo perso la vista ad un solo occhio), ero abituata a muovermi in autonomia: mi piaceva tantissimo andare al cinema e a teatro. Adesso invece è più difficile per me spostarmi, soprattutto orientarmi in strada e in luoghi che non conosco.

G: Come hai conosciuto La Girobussola? E qual è stata la tua prima impressione dell’associazione?

E: Un po’ di tempo fa un mio amico, psicologo e anche lui con problemi visivi, mi aveva dato il nominativo dell’associazione. Io all’epoca ero abbastanza prevenuta: avevo un po’ di remore a viaggiare con altri ciechi. Per qualche motivo non me la sentivo. Col senno di poi, capisco di aver sbagliato a frenarmi. In ogni caso, in quel momento misi da parte questo consiglio, lo lasciai sepolto in un cassetto. Per caso poi, e anche per fortuna, il nome de La Girobussola è rispuntato fuori! I disabili non sono ben accetti nella società, almeno questo è quello che penso io. Il caso ha voluto che Andrea, dell’Unione Ciechi, mi parlasse dell’associazione, di cui io nel frattempo mi ero dimenticata, e mi diede l’indirizzo. Parlai con Paolo (Giacomoni, ex presidente dell’associazione, ndr) e lui mi fece conoscere Ilaria, un’accompagnatrice carinissima, e così iniziai a fare delle gite con lei. Da quel momento, nonostante alcuni periodi di fermo a causa di alcuni interventi che ho dovuto subire, ho iniziato a fare tantissime attività con La Girobussola. Tutte le settimane!

G: Parlaci delle tue esperienze di viaggio: quali ricordi con più affetto?

E: I viaggi che ho fatto con Ilaria sono stati tutti bellissimi. Pergine, che è stato un viaggio di gruppo con altri soci non vedenti, e poi Siena e Volterra. Il viaggio a Volterra mi è piaciuto particolarmente, Ilaria è una guida bravissima e mette l’anima in ciò che fa: prepara i viaggi in maniera meravigliosa, programma tantissime attività (anche troppe!) e spiega in modo sempre chiaro. Durante il viaggio mi ha organizzato un incontro con un etruscologo e per me è stata la cosa più bella in assoluto: lui è il direttore del Museo di Volterra e ci ha tenuto una lezione dentro il giardino del museo stesso. Ci ha parlato degli etruschi, della storia della città, ma non solo. Ci ha accompagnati dentro il Museo e mi ha fatto toccare tantissime riproduzioni di opere e reperti di epoca etrusca: fibule, statue, ciotole, urne cinerarie…E’ stato davvero emozionante! Lui poi è stato carinissimo e affettuoso. Sempre durante lo stesso viaggio, ho avuto un altro incontro -per me molto speciale- con un regista teatrale, Armando Punzo, che lavora con i detenuti nel carcere di Volterra. Io già a Bologna avevo visto, all’Arena del Sole, degli spettacoli simili del regista Nanni Garella e mi interessa molto quel tipo di lavoro artistico e sociale. Perciò ho apprezzato tantissimo l’incontro. Abbiamo visitato anche il giardino meraviglioso dell’Acropoli e gli scavi del teatro romano con una guida molto preparata. Ilaria, oltre a curare l’aspetto culturale dell’itinerario, è bravissima anche a trovare posti carini in cui andare a mangiare e rifocillarsi dopo una giornata impegnativa. Ma grazie a La Girobussola ho fatto anche tantissime gite di mezza giornata o di una giornata intera, con Marta e Luigi, e anche con loro sono sempre rimasta soddisfatta. Bologna l’ho girata tutta, sono stata due volte a Ferrara, ho visitato la mostra di Chagall e quella di Monet, sono andata al Museo per la Memoria di Ustica e al Mambo… Posso dire che ho visto di tutto e di più! Avendo conosciuto La Girobussola e i ragazzi che ci lavorano, posso dire che ho sentito meno il peso del mio handicap. Non so come avrei reagito a questa nuova condizione se non ci fosse stata l’associazione. Il fatto di non vedere e di conseguenza non poter fare più certe cose è stata una sfida dura per me. Adesso non faccio più le cose che facevo prima ma ne faccio altre, sicuramente diverse, ma comunque belle. Sono felice e il lavoro dell’associazione ha sicuramente contribuito, merito della sensibilità dei ragazzi e del servizio che offrono, davvero professionale e completo.

G: Quali sono le difficoltà con cui ti scontri più spesso quando fai un viaggio? Secondo te come potrebbero essere risolte?

E: Ma sai che io in fin dei conti non ho avuto delle difficoltà? Credevo che ne avrei avute: spostarsi in un albergo e in una stanza che non erano casa mia mi sembrava difficile, ma me la sono cavata. L’unica volta in cui mi sono trovata in difficoltà è stata quando in un albergo a Pergine, in Trentino, mi spostarono il beauty case dal panchettino su cui l’avevo poggiato. L’ho ritrovato, dopo mille peripezie, appeso in alto ad un gancio che non sapevo ci fosse... Sono diventata matta per trovarlo!

G: E invece, cosa ti colpisce di più di un luogo che scopri per la prima volta?

E: A me piacciono molto le opere d’arte, i palazzi, le chiese, i panorami. Ovviamente non vedendo più non li posso più visitare e percepire allo stesso modo, e questo mi rattrista. Con il tatto poi, a dispetto di quanto si crede, non mi trovo molto bene. Quindi preferisci farti raccontare i luoghi e gli oggetti che hai di fronte? Sì, anche se ovviamente non è la stessa cosa. Mi ricordo di un episodio in cui Ilaria ha faticato tantissimo a spiegarmi il Duomo di Siena perché c’era una piantina tattile ma non era fatta in maniera molto comprensibile. Infatti, lei poi ha parlato con il personale facendo notare questa cosa. Devo dire poi che Marta (Giacomoni, fondatrice, ndr) è bravissima a spiegare le opere d’arte, con lei ho sempre capito tutto, e non è una cosa scontata.

G: Che tipologia di viaggio preferisci e perché?

E: Mi piacciono i viaggi culturali, incentrati sull’arte e la cultura. E soprattutto adoro vedere le mostre, è una cosa che facevo anche prima, la passione non si è mai affievolita.

G: Hai qualche consiglio da dare alle persone con disabilità visive che vorrebbero iniziare a viaggiare ma non sanno come fare?

Direi loro di lanciarsi. Io sono una persona che per carattere non si tira indietro, sono sempre andata avanti. Per dirtene una: l’ultimo spettacolo teatrale che ho fatto avevo il braccio ingessato! Ero caduta, ma non volevo rinunciarci. Mi piace molto sperimentare e penso che non si debba mai rinunciare a provare. E soprattutto non bisogna chiudersi in se stessi: non è detto che se una persona non vede debba essere per forza infelice e triste. Certamente non voglio sottovalutare i risvolti negativi di questo handicap…Però ti posso dire che io sono più felice adesso rispetto a prima. La mia vita è cambiata ovviamente, ma sono contenta di quello che ho. Quello che mi preme sottolineare è di non dare per scontato che una persona cieca sia infelice, perché io non lo sono!

21 luglio 2020 - La Girobussola è entrata a far parte della grande famiglia di Viaggi e Miraggi


Ve l’avevamo annunciato già da qualche tempo tramite newsletter, ma è giunta l’ora delle presentazioni ufficiali: siamo orgogliosi di comunicarvi che La Girobussola è entrata a far parte del fantastico gruppo di ViaggieMiraggi, la grande rete italiana del turismo responsabile.

Chi è ViaggieMiraggi?

Partire con ViaggieMiraggi ti porterà ad incontrare persone e progetti della società civile del paese visitato, con particolare attenzione al campo del Commercio Equo e della Cooperazione.

I soggiorni avverranno presso piccole strutture ricettive o, quando possibile, presso strutture messe a disposizione dai progetti visitati, nel rispetto della comunità locale, promuovendo così un turismo che si basi sull’integrazione col territorio ospitante e, soprattutto, che non diventi sinonimo di “invasione”.

Che cos’è il turismo responsabile?

Il turismo responsabile è un approccio turistico che pone la massima attenzione all’ambiente e alla cultura del paese visitato.

Nasce per arginare e correggere le storture del turismo industriale di massa, votato al “saccheggio” dei paesi, partendo da quelli in via di sviluppo, ma che finisce per diventare una modalità di viaggio replicabile ovunque, anche nei territori vicini a casa.

Scegliendo un viaggio di Turismo Responsabile avrai la possibilità di dare il tuo contributo diretto ad una forma di economia virtuosa, equa, sostenibile. Viaggiare con noi garantirà lavoro per le attività dei progetti che saranno visitati, trasformando il turismo in uno strumento di emancipazione e giustizia per le popolazioni locali, sottraendo energie ad un modello votato allo sfruttamento per immetterle in uno incentrato sulla Persona e sulla Natura.

Perchè viaggiare tramite tour operator?

Probabilmente in molti ve lo state chiedendo, ma viaggiare con tour operator ha diversi vantaggi. In primo luogo la sicurezza, argomento particolarmente scottante in questo periodo. Le strutture e le attività che proponiamo nei nostri pacchetti saranno infatti selezionate con cura, assicurandoci, prima di effettuare qualsiasi prenotazione, che rispettino le normative di sicurezza vigenti.

Secondo, la professionalità, ovvero la garanzia di viaggiare con professionisti che, in viaggio con voi o dall’ufficio, vi saranno di supporto in caso di problemi in qualsiasi momento del viaggio (e, purtroppo, sappiamo bene che l’insidia aspetta sempre dietro l’angolo anche nel più perfetto dei viaggi!).


16 giugno 2020 - Sostieni La Girobussola


Cari amici e cari soci,

come potrete immaginare, il contesto attuale di emergenza ha inciso molto sulle nostre attività e sul settore turistico.

Le persone con disabilità visiva hanno risentito in particolar modo di questa situazione, prima a seguito del confinamento obbligato e adesso per le restrizioni imposte in termini di sicurezza al tatto e contatto. Per chi infatti utilizza molto di più di tutti gli altri le mani per conoscere, esplorare, per lo svolgimento di tante funzioni della vita quotidiana, queste sono risorse preziose da tutelare.

Partendo da questo contesto, stiamo facendo un grande lavoro di riprogrammazione ed adeguamento. Vogliamo continuare a creare con attenzione momenti di crescita, divertimento, svago e incontro per i nostri soci e rispondere alle sfide che questo momento ci impone. Mai come adesso ogni esperienza deve essere riconsiderata adeguatamente.

Questo lavoro richiede ricerche, analisi, sopralluoghi e un costante dialogo con i vari interlocutori (guide, strutture ricettive, musei, operatori). In questo momento difficile per il terzo settore, ci rivolgiamo quindi a voi per un supporto economico che renda possibile continuare il nostro impegno.

Da oggi, potrete effettuare una donazione all’associazione in tre modi diversi, ognuno con le sue peculiarità: a questo link potrete scegliere, nel caso, quello che più vi aggrada. Grazie se vorrete sostenere la nostra causa per farci continuare a lavorare con passione, energia ed entusiasmo alla nostra mission e per una società più accessibile.


28 marzo 2020 - In attesa del bel tempo!


Cari amici e cari soci,

vi scriviamo dal profondo di questa strana quaresima, protetti o rinchiusi nelle nostre case. Come certo immaginerete, siamo costretti a rinviare le nostre prossime iniziative, ma non il nostro impegno per l'autonomia di ipo e non vedenti, per cui impieghiamo il nostro tempo per migliorare il nostro servizio in futuro. Fortunatamente siamo anche uniti nella distanza attraverso i fili impalpabili di questa rete, quindi, se volete, se vi va, scriveteci, chiamateci pure, anche solo per due chiacchiere, perché lo sappiamo che a stare in casa le giornate si fanno lunghe! Però vogliamo anche dirvi che siamo persone positive, e crediamo che alcune iniziative di maggio siano recuperabili. Lo valuteremo comunque dopo il 3 aprile. Per ora buone letture, buona musica e magari mettiamo una sdraio sul balcone, chi ce l'ha, a prendere il sole!



19 febbraio 2019 - Abbiamo un nuovo sito!


A cinque anni dalla sua fondazione, la nostra associazione mette online il suo nuovo sito, che ci apre a nuove prospettive, a nuovi incontri, ad un rinnovato impegno. Per un po' accettiamo anche consigli, perché qualche miglioramento è ancora possibile... Vi invitiamo dunque a scorrazzarlo liberamente!

5 febbraio 2019 - Firenze accessibile: si inaugura il nuovo itinerario


Nell'ambito del nostro programma 2019 di arricchimento delle proposte che ci portino nelle città d'Italia, abbiamo inaugurato dal 14 al 17 febbraio il nuovo itinerario in Firenze. La città ci offre le sue attrattive dopo l’attenta selezione di ciò che i nostri soci, ipo e non vedenti, possono avvicinare con soddisfazione.


29 gennaio 2019 - Inverno latinoamericano


Con i 15 giorni del viaggio in Guatemala e il capodanno a Cuba, La Girobussola rinnova i suoi ponti verso l'America latina, per comprendere e far comprendere la diversità, per scoprire radici di antiche civiltà che ancora fruttificano, per portare e ricevere un segno di solidarietà e di pace a comunità così lontane.



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